Tra le vie dell'antico borgo
Tra campanili gugliati, colorate cupole ed eleganti chiostri per scoprire l'identità e l'immagine di un borgo che sa di catalano
Il nostro girovagare tra i Carrers - le caratteristiche vie della città nella lingua catalana del posto - inizia da Piazza Porta Terra, la Porta Reyal dei catalani, antico ingresso da terra alla Città.
“(...) Sul fronte di terra le mura erano precedute da un profondo fossato. L’ingresso si trovava all’interno della Torre di Porta Terra ... sollevato il ponte levatoio la città appariva come un’isola fortificata (... ) inespugnabile”.
Di quella Porta e delle sue mura rimane solo la Torre, che segna il punto più alto della città vecchia.
Scendiamo lungo via Roma e percorriamo il Corso Carlo Alberto, un tempo chiamato, come anche via Roma, Carrer des Mercaders (via dei Mercanti). Erano le voci dei mercanti, le colorate bancarelle dei loro empori a dare il nome a quelle strade che ieri come oggi sono le principali vie dello shopping nel cuore di Alghero.
Su queste due vie, fra nobili palazzi, boutique e botteghe artigiane, si affacciano alcune delle icone più suggestive della città al di qua delle mura, ricordi del lungo soggiorno in città dei signori catalani.
Sono la Cattedrale di Santa Maria, la Chiesa e il Chiostro di San Francesco e la Chiesa dedicata al Santo patrono, San Michele.
Via Roma scende fino al punto che interseca via Carlo Alberto per poi continuare in salita fino ad incontrare via Principe Umberto, dove si affaccia l'ingresso posteriore della Cattedrale di Santa Maria.
Il maestoso e fiorito portale in stile gotico catalano, sopra il quale si erge la torre campanaria, è uno dei simboli più rappresentativi dell'identità architettonica dell'antico borgo, opera della maestria dei picapedrers catalani.
Ancora oggi quel campanile "gugliato", uno dei pochi esempi, insieme a quello di San Francesco, rimasto nell'Isola, ospita l’orologio che da sempre con i suoi rintocchi segna l’ora per tutta la Ciutat Vella mentre l’antica banderuola a forma di pesce indica la direzione del vento che soffia in città.
Sopra i tetti rossi degli edifici al di qua delle mura, si alza nel cielo, insieme al Campanile della Cattedrale e alla Cupola di San Michele, il Campanile della Chiesa di San Francesco, affacciata sul Corso Carlo Alberto. La sua costruzione iniziò nella prima metà del secolo XIV quando il messaggio francescano, insolito per quei tempi, iniziò a percorrere i Carrer della Città Vecchia con l’arrivo della prima comunità dei Frati Minori Conventuali. Con loro iniziò la costruzione del Chiostro e della Chiesa. Nei loro spazi sono l'arenaria a vista, le volte, i pilastri, gli ornamenti e i capitelli a raccontarci della catalanità di Alghero. Il suo splendido chiostro, oggi teatro di importanti rassegne musicali, convegni ed incontri con l'autore, era il cuore della vita conventuale. Tutto intorno un'ampia zona coltivata ospitava gli orti dei frati che quotidianamente curavano l'area come uno dei più preziosi giardini. Nell'intero complesso ancora oggi si respira il silenzio, la semplicità e l'essenzialità della vita monastica.
Un altro ordine giunge in città sul finire del 1500 per scrivere un'altra suggestiva storia nel cuore di Alghero, erano i Padri della Compagnia di Gesù. A loro si deve la costruzione del Collegio e della Chiesa di San Michele affacciata sul Corso Carlo Alberto.
I lavori, iniziati qualche anno dopo il loro arrivo, si conclusero nei primi anni del 1700. Ma quando Papa Clemente XIV, nella seconda metà del 1700, ordinò lo scioglimento della Compagnia i gesuiti dovettero lasciare la città per farvi rientro intorno al 1950. In questi stessi anni si realizza, su disegno dell’architetto Simon Mossa, il caratteristico rivestimento policromo della Cupola, oggi uno dei simboli architettonici de L’Alguer.
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